L’ARTE R_INNOVA I POPOLI. Interstizi possibili tra antimafia e produzione culturale

“ Mi interessa, invece, il fatto di occupare, di organizzare e di creare spazi interstiziali dentro le città.Mi interessa inventare nuove forme di comunità dentro realtà metropolitane che ne sono prive. Mi interessa dar vita a forme di comunicazione, d’uso, di rovesciamento o di torsioni dei linguaggi, dei simboli e delle figure che appartengono al potere, ma che si possono anche riconquistare”  

Judith Revel

di Alessia Zabatino

Nel 1996, tramite una campagna nazionale di sensibilizzazione condotta da Libera, un milione di cittadini italiani firma perché venga emanata una legge per il riutilizzo sociale e il monitoraggio costante dei beni confiscati alla criminalità organizzata (beni mobili, immobili e aziendali).  Nasce così la legge n.109/1996, Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati che ha dato nuovi volti alla resistenza e alla corrosione del potere mafioso: sono i volti di tutte le persone che, riutilizzando quei beni confiscati, hanno ripristinato degli spazi di legalità nel loro territorio e delle possibilità di lavoro in campo agricolo e sociale.

Dal 2012 alcuni beni confiscati in 6 regioni d’Italia (Sicilia, Campania, Marche, Veneto, Calabria e Puglia) sono diventati casa di una sperimentazione denominata Summer School già – giovani innovazioni: una settimana di scambio e apprendimento, gratuita, aperta a giovani da tutta Italia, sui temi dello sviluppo territoriale, dello start up d’impresa, dell’ambiente, dell’agricoltura biologica.

“Già, perché siamo in ritardo, il tempo è scaduto e ogni giorno che passa senza un avanzamento nella lotta alle mafie è un giorno regalato alla loro  capacità di espansione”.

Ogni Summer School apre lo sguardo verso un orizzonte nazionale e internazionale per i docenti e le narrazioni che ospita, ma è anche fortemente radicata nel territorio, grazie al coinvolgimento delle comunità del cambiamento locali.

In Sicilia quest’anno la Summer School già ha affrontato sì i temi delle passate edizioni (sviluppo, innovazione, impresa), ma con un focus unico e inedito su arte e cultura.

Ci ha guidato un’epigrafe, incisa sull’architrave del portico del Teatro Massimo di Palermo: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. Ci ha guidato l’amore per l’arte, che per alcuni di noi attivisti è diventato prima percorso di studio e poi lavoro.

Così dal 20 al 26 settembre, seduti sulle cassette delle arance in cortile o nella stalla/aula della Cooperativa Beppe Montana Libera Terra a Belpasso, abbiamo vivisezionato il fare impresa culturale, fare arte nello spazio pubblico, fare arte e impresa culturale entrando in relazione con un territorio. Cristina Alga di CLAC, Francesco Mannino di Officine Culturali, Domenico Schillaci di Push, Vincenzo Di Maria di Impact Hub Siracusa, Peppe Sirchia di Meedori, Ninni Fussone di Filodritto, Alessandro Cacciato di Farm Cultural Park, Giulia Grechi, Jacopo Perfetti sono stati i nostri practitioners che ci hanno regalato con intensità, trasporto e verità la loro storia e la loro quotidianità da ricercatori e imprenditori. Ad essi si sono affiancati i sostenitori storici di GIẦ: i prof. Giuseppe Savagnone e Giuseppe Notarstefano, i docenti dell’Università di Palermo e del Consorzio Arca Fabio Montagnino, Salvo Tomaselli, Umberto La Commare, UnionCamere e Unicredit.

La novità della sicula Summer School già di quest’anno è stata anche quella di uscire fuori, portare la Summer School in paese e il paese dentro il bene confiscato.

E così, dopo una prima deriva situazionista in notturna, abbiamo dedicato i pomeriggi a fare “incursioni” a Belpasso. In alcuni casi le incursioni sono state puramente artistiche come le canzoni cantate in un circolo per anziani, trasformatesi in improbabili jam session con racconti annessi di insospettabili passati nell’avanspettacolo (e occhi lucidi dell’anziano narratore musicista, ovviamente) o come il riempimento di edicole votive vuote con messaggi subliminali. In altri casi le incursioni sono state ricerca di racconti e memoria, per esempio per scoprire cosa ritraevano i murales che si stanno cancellando nella via principale del paese. In altri casi ancora le incursioni sono state costruzioni di relazioni inedite con gli abitanti e tra gli abitanti, come quella con la signora Pina, che abbiamo incontrato tramite un campanello appoggiato al bancone di un bar. Pippo, il barista, ci ha raccontato che la signora Pina gli ha regalato quel campanello perché, quando lei alle 7 del mattino scende a prendere il caffè, lui a volte è in laboratorio e non la sente, adesso invece quando ciò accade la signora Pina suona il campanello e Pippo arriva a farle il caffè. Colpita da questa storia, una di noi ha lasciato un caffè in sospeso alla signora Pina e un messaggio con il proprio numero di telefono e la richiesta di un campanello in regalo. Non solo è arrivato il campanello in dono, ma anche 5 telefonate quotidiane della signora Pina che ci ha introdotto alla sua famiglia e ha voluto conoscere tutti noi.

A tutti coloro che abbiamo incontrato durante le nostre incursioni abbiamo raccontato perché eravamo lì, alcuni conoscevano il bene confiscato, con tutti abbiamo parlato di lotta alla criminalità organizzata, tanti di loro si sono aperti e raccontati a noi, ci hanno mostrato pezzi del paese, che insieme a noi hanno osservato con uno sguardo nuovo, o ci hanno regalato pezzi di sè e della propria vita.  

Queste tre incursioni, insieme a tutte le altre, le stiamo raccogliendo in una mappa open source che un bravissimo geomatico opendataro dal cuore d’oro, Andrea Borruso, ci ha insegnato a costruire.

Si, tutto in una settimana, mentre Simona e Olga della cooperativa cucinavano per noi le prelibatezza raccolte dall’orto, mentre c’erano anche turni per le pulizie e per apparecchiare e sparecchiare e fare i piatti e si dormiva in camerate da 10 con gente che russava. Il tutto senza darci regole, ma solo un elenco di libertà appese al muro (magari l’elenco di libertà lo scriviamo in un altro post perché potrebbe cambiarvi la vita).

Alla fine di questa settimana abbiamo quattro pensieri fissi in testa:

  1. pensiamo di essere stati una grande e lunga cerimonia per ricordare le vittima della lotta alla criminalità organizzata, pensiamo di essere stati un monumento vivente all’antimafia. Seduti in cerchio, sulle cassette delle arance che produce quella terra libera dai mafiosi, siamo stati (e lo siamo ancora mentre lavoriamo in remoto alla mappa) il miglior obelisco possibile per ricordare il passato e proiettare il futuro.
  2. abbiamo avuto la sensazione di vivere dentro un monumento, sebbene di immobile lì dentro ci fossero solo le pareti, perché quello spazio liberato dal potere mafioso, vivo e operoso, è un monumento all’antimafia. E alcuni di questi beni confiscati, per chi li abitava prima della confisca, per cosa hanno avuto in pancia, sono veri e propri beni culturali perché sono pezzi di storia del potere mafioso e sono segni tangibili di come si cambia la storia, sono delle “sculture sociali” (per dirla con le parole di Giulia Crisci).
  3. abbiamo pensato che tra le destinazioni d’uso possibili previste per i beni confiscati non esiste la produzione artistico – culturale o almeno non è chiaramente esplicitata. Noi l’abbiamo sperimentata utilizzando la Summer School già come pretesto, ancora in modo goffo forse, troppo veloce forse, però l’abbiamo fatto. I ragazzi che hanno partecipato hanno portato idee e progetti, alcuni già in corso, che hanno a che fare con pezzi di patrimonio culturale materiale e immateriale delle loro città e sono pieni di voglia di vivere la relazione con i luoghi e le persone, così come abbiamo provato a fare nei nostri pomeriggi.
    Ci siamo chiesti se sia utopico pensare di fare un test, di fare un prototipo. Vorremmo chiedere all’Agenzia Nazionale e agli Enti Locali preposti di sperimentare la destinazione d’uso “produzione culturale” in un bene sequestrato, dare un tempo alla sperimentazione che potrebbe essere il periodo che intercorre tra sequestro e confisca. Siamo disponibili ad ampliare il gruppo a chi vorrebbe tentare con noi questa strada, concordare con l’Agenzia e l’ente locale indicatori di risultato, qualitativi e quantitativi. E se alla fine dell’iter processuale non sarà evidente ciò che pensiamo, cioè che la produzione culturale è uno strumento potente per aprire gli occhi e far fiorire intenzioni nuove contro il potere mafioso, sperimentando nuovi linguaggi e nuovi strumenti di relazione tra il bene confiscato e il territorio, allora lasceremo che il bene giunto a confisca prenda le strade usuali.
  4. abbiamo pensato che tra i beni mobili confiscati ci sono anche molte opere d’arte, ma non siamo riusciti a reperire informazioni, solo stralci di rassegna stampa. Vorremmo sapere dove sono queste opere, in che stato di conservazione si trovano, che opere sono. Vorremmo sapere se, così come per i beni immobili, si possa pensare ad una politica di riutilizzo che apra una strada possibile alle professionalità legate al restauro, alla curatela, all’allestimento di mostre. Vogliamo dati aperti anche su questi beni.

Vogliamo rendere, come scriveva Danilo Dolci, “materiale da museo i mafiosi e i residui parassiti, memorie antiche di un tempo incredibile”. E il nostro tempo incredibile è adesso.

PALERMO: Qui non è morta la speranza dei palermitani onesti

Il 3 settembre del 1982 anni la mafia uccideva Carlo Alberto Dalla Chiesa, Domenico Russo ed Emanuela Setti Carraro. Qualche ora dopo, in prossimità del luogo della strage in Via Carini a Palermo, spuntava un manifesto con su scritto “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”.

Quella speranza, invece, continua a camminare sulle nostre gambe e sull’impegno di quei cittadini che hanno a cuore un destino migliore per la nostra terra e per la nostra Repubblica.

L’innovazione libera lo sviluppo contro le mafie

Schermata 2015-07-25 alle 15.48.45

L’associazione LIBERA e l’Università di Palermo e di Catania promuovono dal 20 al 26 settembre due scuole estive di alta formazione per l’innovazione sociale e la progettazione partecipata per giovani del territorio che attraverso laboratori didattici, lezioni frontali, esperienze sul campo ed incontri con testimoni privilegiati avranno modo di sperimentare e sviluppare progetti di riutilizzo innovativo dei beni comuni per lo sviluppo locale.

Sedi delle summer school sono le strutture confiscate alla mafia a Belpasso (CT) gestite dalle cooperativa BEPPE MONTANA – LIBERA TERRA.

I giovani candidati possono inviare il proprio curriculum vitae insieme ad una lettera di motivazione a info@liberasicilia.org entro il 6 settembre.

La partecipazione è gratuita.

Programma e bando >>

Programmi ed informazioni inviando una email a info@liberasicilia.org e cliccando su www.liberasicilia.org

MESSINA: Assemblea regionale annuale di Libera in Sicilia #memoriafutura

logo libera sicilia venti liberi

Sabato 5 e domenica 6 settembre a Messina si terrà l’annuale assemblea del coordinamento regionale di LIBERA in SICILIA dal titolo MEMORIA FUTURA.

Le attività inizieranno sabato pomeriggio alle 14:00 con un momento  formativo a cura del settore INNOVAZIONE e GIOVANI.

Domenica 6 settembre dalle ore 9:30 inizieranno invece i lavori assembleari. L’assemblea è pubblica e la partecipazione è regolata da Statuto e regolamento aggiornati e disponibili su www.libera.it.

Ciao Roberto! Il ricordo del fratello dell’agente Antiochia ucciso insieme al commissario Cassarà 30 anni fa

16538_imgCiao Roberto,
sono passati 30 anni ma rimane ancora nella mente il sordo rumore degli spari che ti hanno portato via.
Roberto, fratellino mio, una vita immolata al tuo essere poliziotto animato dal dovere e dal senso di protezione nei confronti di chi era stato lasciato solo.
Hai scortato volontariamente il tuo capo Ninni Cassara’, condividevi con lui il grande dolore della morte di Beppe Montana ucciso pochi giorni prima, con loro avevi diviso anni della tua vita nella squadra catturandi di Palermo.
Hai preso l’aereo e sei sbarcato a Palermo tra le lacrime e la forte volontà di prenderli.
Non riesco a cancellare dalla mente nulla di quella orribile giornata, dalla voce strozzata della zia che al telefono risponde “sì” alla mia tragica domanda.
Mille volte mi sono chiesto perchè.
Perchè mafia, potere, denaro, intreccio fatale, tutto come da copione. Ma non basta un ricordo nel giorno della ricorrenza della strage, serve un  impegno quotidiano, perchè è nel quotidiano che nascono e si radicano le trame mafiose, quelle trame che Beppe, Ninni e Roberto cercavano di combattere, di fermare.
Un manipolo di eroi senza mezzi decenti che cercava in tutti i modi di opporsi allo strapotere mafioso. Con coraggio spinto all’estremo ci avete lasciato qualcosa di indelebile, una traccia da seguire, un’indicazione precisa di vita spesa per e nella legalità.
Ma i proiettili, quei proiettili il 6 agosto hanno ucciso e fermato i vostri corpi, non le idee e la reazione civile di chi combatte l’essere violento che tutto sfrutta e tutto mette in atto per il potere ed il denaro.
Nostra madre Saveria ha raccolto le idee e da allora non ha mai smesso di combattere, di trasmettere la memoria, finchè ha potuto, fino a diventare una delle fondatrici di Libera.
La sua testimonianza forte e dolorosa è stata trasmessa in ogni luogo dove poteva arrivare ed il tuo nome ed il tuo gesto hanno accompagnato il suo sorriso nelle scuole, nelle piazze ed in tutti i luoghi dove lei poteva arrivare.
Roberto, guardo una tua foto, il tuo sorriso, i tuoi riccioli che da 30 anni sono fonte di ricordi belli e dolorosi, ma anche di forte impegno per non farti dimenticare e per non rendere inutile tutto ciò che tu facevi.
Trent’anni sono passati, una vita spezzata ma sempre dolorosamente presente.
Quest’anno ho deciso di essere a Palermo il 6 agosto per le commemorazioni organizzate dalla Questura e dagli amici di Libera Sicilia.
A Roma, al Cimitero Flaminio, ci saranno gli amici di Libera Roma e del Presidio che porta il tuo nome e che racconta la tua e tante altre storie esemplari.
Noi familiari di Libera ci stringiamo sempre forte in un abbraccio che non ha fine e che ci aiuta a trasformare il dolore in impegno per non vanificare tutto ciò che è stato fatto da loro e in loro memoria.
Parole contro proiettili
Parole contro bombe.
Parole sempre accompagnate da pratiche di libertà e di giustizia, che non ci facciano perdere la forza ma ci diano fiducia. 
Parole e forza nell’abbraccio di chi ha perso una parte di sè ma non si arrende.
Parole e fiducia di poter cambiare le tante ingiustizie intorno a noi per la costruzione di un mondo migliore.

Alessandro Antiochia
Palermo, agosto 2015


A Roma per ricordare Roberto Antiochia

A Palermo per ricordare Roberto Antiochia e Ninni Cassarà

SICILIA: Mappatura dei terreni confiscati e buone prassi di gestione per un’agricoltura sociale e di qualità

Il progetto “Terre libere: valori e sapori della legalità. L’uso sociale dei terreni confiscati alle mafie per un’agricoltura sociale e di qualità” nasce nell’ambito di una collaborazione di LIBERA con il MIPAAF nell’anno di Expo 2015.

Terre libere dalle mafie, grazie al prezioso lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura nella confisca dei patrimoni accumulati dai clan, è un progetto di mappatura georeferenziata e di storytelling di tutti quei soggetti gestori dei numerosissimi terreni e aziende agricole confiscate e liberate da ogni forma di sfruttamento illegale si estende lungo tutta la filiera agroalimentare, dai campi trasformati in discariche di rifiuti al caporalato, dal controllo dei mercati ortofrutticoli alla contraffazione dei prodotti.

A questo link http://bit.ly/TerreLibereSicilia-DOMA è disponibile un questionario rivolto a tutte le cooperative sociali e le associazioni che gestiscono terreni confiscati e/o sequestrati.

I risultati della mappatura dei terreni confiscati, insieme al racconto delle buone prassi di gestione, consentiranno la messa a sistema di politiche pubbliche per un’agricoltura sociale e di qualità. Verrà così, inoltre, incentivata l’azione di recupero dei patrimoni strappati alle criminalità organizzata e l’emersione alla legalità in tutto il comparto agroalimentare con un contemporaneo e fattivo contrasto della presenza pervasiva delle mafie in tutto il settore.

PALERMO: 6 Agosto. La memoria e l’impegno

Il 6 agosto alle ore 8:30 presso la Caserma Lungaro in Via Pietro Pisani a Palermo si terrà una messa in ricordo del commissario Ninni Cassarà e dell’agente Roberto Antiochia uccisi dalla mafia nel 1985.

Seguirà la deposizione della corona di fiori presso la Squadra Mobile in Piazza della Vittoria e sul luogo della Strage in Viale Croce Rossa.

Alle ore 16:30, presso il bene confiscato “Ciuri di Campo” in via Sandro Pertini (traversa n° 1) a Marina di Cinisi (PA), l’associazione Libera ricorderà la scomparsa di Nino Agostino ed Ida Castelluccio, Roberto Antiochia, Ninni Cassarà e Gaetano Costa. E nell’anniversario delle loro uccisioni per mano della mafia i familiari incontreranno i volontari impegnati nei campi di volontariato E!STATE LIBERI.

A concludere alle ore 18:00 una messa officiata dal Vescovo di Monreale Monsignor Michele Pennisi.

Parteciperanno tra gli altri Alessandro Antiochia, fratello di Roberto e referente di Libera Memoria Lazio e Fabrizia Monaco, referente del Presidio R. Antiochia Libera del II Municipio di Roma.